• ...un percorso lungo 4000 anni...

01 Ottobre La cava d’Ispica nord-da Baravitalla alle Scale Piane


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DIRETTORI: G. Scribano cel . 328.9176958 – Guglielmo Scudero 3357751326

RITROVO : al e ore 8.20 presso la sede CAI . Partenza al e ore 8.30. Incontro con i soci di Acireale 9.15
EQUIPAGGIAMENTO: jeans o pantaloni lunghi, scarpe da trekking , cappel o, acqua, ecc.
PRANZO: a sacco
PERCORSO : non tracciato, sentiero, letto di torrente –Tempo percorrenza 5 ore – lunghezza 8,5 Km.
DISLIVELLO in discesa: mt. 1 00
DIFFICOLTA’: esperti (class. C.A.I. E).
PESENZA di acqua sul percorso: nessuna sorgente
MEZZI DI TRASPORTO: mezzo proprio
RIFERIMENTI cartografici : IGM Modica – Cava D’Ispica

Il posto:la CAVA è una profonda frattura di origine tettonica con pareti a strapiombo per quasi l’intero percorso. Al visitatore si presenta con scorci e panorami di estrema suggestione. Le varie fratture, talune trasversali, altre quasi parallele, contornano la cava principale e testimoniano la travagliata storia sismica dell’avampaese ibleo. Il fondo stesso della valle è una faglia di sprofondamento. Numerosissime piccole faglie sono visibili lungo le frastagliate pareti sovrastanti. Il corso d’acqua, del Buseidone, che nel passato rendeva fertile e ricca di coltivazioni il fondovalle, ai giorni nostri mostra un regime torrentizio ed è completamente asciutto per buona parte dell’anno. A questo hanno contribuito i numerosi prelievi di acqua fatti lungo il suo corso.  Abitata fin dal neolitico, la cava, per la sua particolare conformazione, si prestava agli abitatori come un ottimo rifugio dalle intemperie e dai nemici.
I primi insediamenti e le necropoli che costellano le pareti calcaree risalgono a prima del 2000 anni a.C. La cava è stata, nei secoli, sempre abitata ed intensamente coltivata, sia nell’epoca bizantina che nel periodo medioevale ed ha continuato ad esserlo fino alla metà del secolo scorso.
I maggiori insediamenti abitativi con chiese rupestri e necropoli di varie età sono situati nella parte Nord. (La Chiesa di Santa Maria, U Campusantu, i Rutti Caruti, i Rutti Giardina,la Spiezeria). La parte centrale è la meno conosciuta, anche perché di difficile accesso. Presenta numerosi ed interessanti gruppi di tombe del periodo siculo e complessi rupestri quali il Castello, la Capreria, il Convento.

L’ambiente – Il particolare microclima della stretta e ben riparata cava favorisce sempre un anticipo di primavera. È possibile vedere già nei mesi più freddi (fine gennaio e febbraio) una magnifica fioritura dell’Erica che, insieme all’Euforbia Arborea., ricopre le pareti della cava. Numerose le specie di vegetali che popolano la cava; oltre alle già citate Erica ed Euforbia troviamo il Lentisco, 1’Alaterno, il Terebinto, la Palma Nana, l’Edera (che mostra uno sviluppo talora impressionante avviluppandosi su tronchi e pareti di roccia), la Ruta, il Timo, la Salvia , lo Smilace (rampicante spinoso dalle bacche rosse). Lungo il corso del torrente troviamo gli Oleandri.
Le specie arboree- I residui delle antiche coltivazioni della cava: Palme, Carrubi, Noci, Olivi e Agrumi ormai inselvatichiti, vivono insieme ai numerosi Lecci che con i loro frutti nutrono la numerosa fauna.
La fauna – È composta da Colombi e Tortore che nidificano tra i numerosi anfratti delle pareti. È  frequente vedere volteggiare alcune specie di rapaci alla ricerca di prede. Numerose le Volpi a giudicare le tracce. Il silenzio della valle (che avvolge il visitatore lungo il suo cammino) è sovente rotto dal battito delle ali delle Quaglie svernanti che si levano in volo dalla fitta vegetazione.

Da Baravital a al e Scalepiane
Incontro con gli amici del CAI di Acireale alle ore 09.00 nel parcheggio del lato nord della cava (alla Larderia). Si lasciano delle auto al punto di arrivo. In auto ci spostiamo sulla S.P. 113 dove ci fermiamo per visitare i resti della chiesa bizantina di San Pancrati, i ruderi sono ancora visibili almeno nell’impianto scheletrico. Costituiscono una
preziosa testimonianza di architettura sacra databile alla meta del VI sec.d.C. Si riparte per poi svoltare a Sin. e ad un parcheggio si lasciano le auto in C.da Baravitalla. Il percorso: per un sentiero che percorriamo N/O e ci portiamo ad una necropoli dell’età del bronzo dove si evidenzi una tomba caratteristica per la decorazione del prospetto a finti pilastri. tracce del villaggio Castellucciano si trovano nell’altopiano sovrastante. Si ritorna indietro per imboccare un sentiero che ci porta alla chiesa rupestre dei Santi.
Questa è costituita da un ambiente rettangolare e da un piccolo recesso, lungo le pareti della grande camera si trovano affrescate le figure di trenta santi e di vescovi in stile bizantino. Proseguendo incontriamo la Grotta della Signora. Questa è un insediamento del Paleolitico costituito da una ampia caverna dove all’interno si riconoscono cinque camerette. Continuando troviamo il Mulino del Cavallo (visita non prevista) e poi con una breve deviazione ci
portiamo alla chiesa rupestre di San Nicola. E’ un piccolo ambiente dove persistono ancora sulle pareti tracce di affreschi. Si ritorna indietro dove per una carrareccia ci portiamo sul letto del torrente Buseidoneche percorriamo. Qui si ha una visione panoramica dei complessi rupestri scavati sul costone roccioso, a sinistra “o Cuozzu” dove si trova u Campusantu; i Rutti Caruti, la Chiesa di Santa Maria i Rutti Giardina in basso l’ipogeo della cimiteriale della Larderia. Questa zona è recintata è possibile la visita col pagamento del Tichet.

Ci spostiamo e più avanti, sulla destra si trova il poggio roccioso “u Salnitro” dove sono stati scavati dei complessi cimiteriali e la chiesa rupestre della Spiezeria. La chiesa realizzata secondo un progetto unitario con spazzi liturgici differenti disposti in asse; la stanza di forma quadrata aveva la funzione di Nartece. Un Templon separa l’aula rettangolare dal Presbiterio. Ritorniamo sul greto del torrente e percorso un breve tratto imbocchiamo a sinistra un sentiero. Superata un’ampia ansa troviamo il complesso delle Grotte Giardina. Si giunge a un caseggiato utilizzato come base Scout, dove è possibile pernottare. A destra si apre la profonda cava “u lavinaru” di difficile accesso per la fitta vegetazione anche se interessante per la numerosa presenza di tombe a forno con abbozzo di prospetto a colonne. Da questo punto lasciamo il sentiero lungo il torrente e proseguiamo per una scalinata in salita che ci porta ad un villaggio rupestre per proseguire per un sentiero a mezza costa con un bel panorama sulla cava. Più avanti , scavato su uno sperono roccioso, si trova il Castello Sicano (ù castieddu r’ispica) E’ un complesso abitativo di notevole dimensioni circa 1500 mq. Situato su quattro piani comunicanti tramite dei cammini e lunghi corridoi. E’ stato abitato fino al 1960. Per delle scale è possibile risalire al castello e continuando si arriva sull’altopiano in località Calicantone dove recenti scavi hanno portato alla luce un insediamento castellucciano. Si prosegue per sul fondovalle per portarci alla Capreria. Questo è un complesso rupestre abitativo, con grotte disposte su più piani, in parte crollato e di difficile accesso. Sulla destra unamulattiera porta ad un caseggiato e prosegue per le Scale Piane che ci portano sull’altopiano dove si trovano alcune auto per il rientro.



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