• la farina secondo gli antichi

02 12 2018 Palazzolo-cava dei Mulini con visita al mulino Santa Lucia


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Direttori di escursione: Giancarlo Parrino 339 4373443 e Fabio Sgarioto  328 3377775
Appuntamento: Ragusa piazzale valle di Era, via Aldo Moro ore 8,00
Rientro: nel pomeriggio
Durata dell’escursione: 1 giorno
Equipaggiamento: zaino, scarpe da trekking, bastoncini, mantellina para pioggia
Mezzo di trasporto: auto propria
Tipologia del percorso e tracciato: in linea su strade urbane, sentieri, carrarecce
Difficoltà del percorso: E (per il dislivello e per la presenza di guadi)
Dislivello totale in metri: 260 metri in salita, 360 in discesa
Altitudine in metri sul livello del mare: tra quota 771 e quota 483
Lunghezza del percorso in chilometri: 8,0
Tempo di percorrenza in ore: 3
Ripari lungo il percorso: no
Guadi da attraversare: si
Numero massimo dei partecipanti:30
Quota di partecipazione: Biglietto per la visita al mulino Santa Lucia 3 €, contributo volontario per il
sostegno della sezione 2 €

Programma dettagliato dell’escursione
Da Ragusa trasferimento in auto a Palazzolo Acreide nei pressi del Teatro Greco. Qui attenderemo, per  pochi minuti, il ritorno di alcuni autisti che lasceranno qualche macchina nei pressi di un noto bar dove termina l’escursione. Appena ritornano gli autisti visiteremo il Teatro Greco (gratuitamente come ogni prima domenica del mese) a seguire attraverseremo il centro storico di Palazzolo con le sue belle chiese, e i suoi palazzi storici, per poi dirigerci verso la valle dei Mulini. Qui raggiungeremo e supereremo il mulino Santa Lucia, continuando il nostro percorso lungo la valle dei Mulini sino a raggiungere il mulino Gallo, quindi il Mulino Scala. Qui faremo una sosta per poi ritornare verso mezzogiorno al Mulino Santa Lucia che visiteremo con l’ausilio di una guida. Il mulino è restaurato e perfettamente funzionante ed è sede anche di un piccolo museo della macina del grano. Dopo la pausa pranzo ritorneremo alle macchine dove termina l’escursione.

Il mulino Santa Lucia
Il mulino ad acqua di Santa Lucia, è uno dei pochi ancora perfettamente funzionante. Il mulino ubicato nella cosiddetta “Cava dei mulini”, viene animato dalle acque del torrente Purbella. I primi mulini ad acqua apparvero in Asia minore nel II secolo a.C, in Sicilia invece si diffusero solo durante la dominazione araba.

Ma come funzionavano i mulini idraulici? In un punto del corso d’acqua, posto necessariamente a monte dell’impianto, veniva creata una deviazione “prisa” che permetteva all’acqua di essere convogliata in un canale “saja” che tendeva, lungo il suo percorso, a divergere sempre più dal corso d’acqua.

L’acqua così incanalata, dopo aver percorso anche diverse centinaia di metri, andava a finire in una piccola vasca di raccolta “uttigghiuni” da cui aveva origine il cosiddetto “salto”, il punto più importante per una efficace molitura, dato che più in alto era posizionato “u uttigghiuni” rispetto al mulino, maggiore forza e pressione veniva impressa all’acqua. Dopo il salto, l’acqua veniva forzatamente convogliata mediante una piccola condotta, in una sorta di vasca avente forma tronco conica rovesciata, posta all’esterno del mulino.

Alla base di questa era posizionato un riduttore intercambiabile detto “piancia” che veniva regolato in relazione alla quantità di acqua disponibile nei vari mesi dell’anno, attraverso la “piancia” l’acqua si infrangeva sulle pale dette “pinne” di una ruota, che girando azionava la macina.

Quasi tutti i mulini erano dotati di due palmenti uno atto alla lavorazione del frumento l’altro destinato alla macinazione dell’orzo e dei cereali minori. La macina aveva una circonferenza di circa 5/6 mt ed era composta da spicchi di pietra tenuti insieme da gesso e da pesanti cerchi di ferro.

Le macine atte alla lavorazione del frumento erano di pietra bianca, proveniente solitamente dal territorio ragusano, le macine utilizzate per l’orzo, più piccole delle prime, erano invece di pietra lavica e perciò dette “catanisi”. Al centro della macina superiore che era fissa, si incastrava un ulteriore monoblocco circolare in pietra, “coddu”, che attraverso un buco riceveva, mediante una tramoggia di legno regolabile, la giusta quantità di cerali.

Un congegno detto “piede”, permetteva alla macina superiore di essere sollevata di pochi millimetri, in modo da regolare il grado di macinazione



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