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07 Gennaio 2018 Siracusa: il castello Maniace e l’ipogeo


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Direttore: Giancarlo Parrino e Gianna Licitra 339 4373443

Raduno: ore 7,45 piazzale valle di Era, via Aldo Moro a Ragusa
Fine escursione: nel pomeriggio
Equipaggiamento: zaino, scarpe da trekking, bastoncini facoltativi, mantellina parapioggia,
Mezzo di trasporto: bus privato
Tipologia del percorso e tracciato: su pista ciclo pedonale, strade urbane
Difficoltà: T (turistico) dislivello poco significativo
Lunghezza: 13 km
Tempo di percorrenza in ore: 4 ore oltre al tempo previsto per le visite e le soste
Pasti: in proprio
Numero massimo dei partecipanti: 52
Quota di partecipazione:2 € contributo volontario. L’ingresso al castello è gratuito essendo la prima domenica del mese, visita guidata all’ipogeo 3 €, quota bus circa 8 €
Assicurazione per non soci: 6 € (da attivare entro giovedì 4 gennaio)

Programma dettagliato dell’escursione

L’escursione inizia nei pressi di Targia, nella zona nord di Siracusa, percorrendo la pista ciclo pedonale costruita su un tratto dismesso della ferrovia Siracusa-Catania che percorreremo per circa 7 km. Il tracciato è panoramico e scorre pianeggiante vicino al mare sfiorando l’antica tonnara di Santa Panagia. Giunti a Siracusa arriveremo nell’isola di Ortigia passando sul ponte umbertino sino ad arrivare in Piazza Duomo, dove faremo una sosta con visita al duomo di Santa Lucia. Si prosegue passando per la fonte Aretusa, sino ad arrivare al Castello Maniace. Purtroppo la visita al castello è possibile solo parzialmente a causa degli interminabili lavori di restauro di una parte del castello. Dopo la visita al castello faremo la pausa pranzo nel lungomare Alfeo, per poi ritornare in piazza Duomo dove intorno alle 14.30 effettueremo la visita guidata dell’ipogeo che dopo un percorso scavato nella roccia lungo alcune centinaia di metri e sapientemente illuminato, sbuca alla “Marina” davanti al porto. Infine intorno alle 16.00-16,30 raggiungeremo la stazione ferroviaria dove ci attende il bus che ci riporterà a Ragusa.

Il Castello Maniace sorge sulla punta estrema di Ortigia, a controllo del porto e della città di Siracusa. Fu costruito per volontà di Federico II, tra il 1232 e il 1240, in osservanza a precise regole di razionalità, geometria, simmetria. L’edificio è a pianta quadrata, chiuso da un possente muro perimetrale con quattro torri cilindriche agli angoli. All’esterno era visibile un grandioso basamento a scarpa, che è poi, andato interrato. Il nome riconduce al generale bizantino Giorgio Maniace, che nel 1038 riconquistò la città agli Arabi. Oltrepassata la porta si entra in un cortile che è il risultato di distruzioni ed riedificazioni varie, successive alla costruzione sveva. Le due navate superstiti coperte da volte a crociera, lungo il lato meridionale, sono quello che sopravvive della costruzione originaria. All’interno l’ambiente doveva apparire come un’unica sala scandita da 16 colonne libere, 4 semicolonne angolari e 16 semicolonne perimetrali, che sorreggevano 25 campate, coperte da
volte a crociera costolonate. Quattro monumentali camini segnavano gli angoli delle pareti. La
campata centrale è stata interpretata come cortile a cielo aperto, con vasca centrale. Da questa parte, oltre l’edificio federiciano, nel XVI secolo s’impiantarono le batterie di cannoni, per collegarlo al resto delle fortificazioni cittadine. Superato il fossato su cui passa un ponte, fu realizzata la porta, attribuita a Giovanni Vermexio. Nel XVII secolo il Grunemberg dotò l’estremità del promontorio di una difesa a punta di diamante e costruì due semibaluardi nella parte antistante l’ingresso al Castello. Infine, in età borbonica, fu costruita la casamatta, recentemente restaurata e restituita alla fruizione. L’attuale complesso è l’insieme di tre blocchi costruttivi: il castello svevo, il bastione della Vignazza ed il cortile di collegamento con la città.

L’ ipogeo di Piazza Duomo è un percorso sotterraneo che congiunge in senso est-ovest la piazza
del Duomo alle mura della Marina che si articola in una galleria principale, da cui si dipartono
alcune gallerie minori, una delle quali si ricongiunge alla grande cisterna del palazzo Arcivescovile. Costruita dal vescovo Paolo Faraone (1619-1629), la cisterna ebbe un ruolo essenziale non solo per il rifornimento idrico del Palazzo Arcivescovile, ma per l’intera Ortigia. Un primo nucleo di gallerie è legato alla presenza di una precedente cava ubicata in Piazza Duomo e ricordata nel XVIII secolo poiché, da essa era stata tratta la pietra per la costruzione della facciata della Cattedrale. Gli eventi bellici legati alla Seconda Guerra mondiale riportarono l’attenzione sui vani sotterranei individuati nel secolo precedente. In vista dell’entrata in guerra dell’Italia, vennero predisposti dal Comitato Cittadino dell’U.M.P.A. (Unione militare protezione antiaerea) i punti di raccolta per la popolazione civile in caso di attacco. Per apprestare il rifugio antiaereo di Piazza Duomo furono chiamate squadre di “pirriatori” con il compito di ampliare l’antica cava, scavare una stanza dove custodire in casse di zinco il simulacro di Santa Lucia, nascosto sin dal dicembre del 1942 con il tesoro, e predisporre gli accessi per la popolazione ubicati nel muro di contenimento del giardino arcivescovile con un ulteriore entrata alle gallerie nell’antica muraglia della Marina. Fu dunque creato un percorso sotterraneo che collegava la piazza del Duomo alla Marina congiunto, mediante un galleria secondaria in senso nord-sud, alla cisterna. Terminata la guerra il rifugio fu smantellato, e solo recentemente è stato restaurato e dotato di un moderno impianto di illuminazione.

 



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