• visita alle miniere di asfalto

11 Novembre -A ZONA MINERARIA di C.da TABUNA


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Organizza: G. Scribano – 3289176958
Appuntamento: al Parcheggio nei pressi della caserma della Polizia di Stato

Partenza: 8.30
Rientro: 13.00
Equipaggiamento: scarpe da trekking , casco, lampada frontale.
Mezzo di trasporto: proprio

Tipologia del percorso: in miniera

Difficoltà del percorso: T

Il posto: la zona mineraria di C.da Tabuna si trova sulla destra del medio corso del Fiume Irminio
L’impiego dell’asfalto era frequente già nell’ottavo secolo a.C. considerati i sarcofagi rinvenuti proprio nella C.da Tabuna (il cui nome deriva dal qui il Tabuto – sarcofago). .
“La pietra asfaltica ” E’ quel minerale che ha letteralmente fatto Ragusa, nel senso che tutte le sue case, patrizie e popolari, le chiese e i monumenti, sono state realizzate con il calcare bituminoso, l’asfalto, appunto.
La pietra nera ha fatto Ragusa anche e soprattutto nel senso economico del termine, facendola conoscere in tutto il mondo, dove il minerale era esportato per asfaltare le strade, per estrarne oli lubrificanti e combustibili. Le generazioni più giovani hanno quasi del tutto dimenticato un’attività, che negli anni dalla fine del secolo XIX e fino alla metà del successivo, occupò migliaia di lavoratori.
Vediamo di saperne di più. Era il 1838, tre ufficiali dell’esercito borbonico, tre svizzeri, giunti a Ragusa, visitando la contrada Tabuna, al limitare con la contrada Cortolillo, capirono che quella pietra nera, bruna, odorosa, , poteva essere utilizzata innanzitutto per estrarre il bitume.
Gli svizzeri chiesero l’autorizzazione a scavare per l’estrazione del minerale senza successo. Solo nel 1855 venne avviata una vera propria industria estrattiva dell’asfalto a tre chilometri da Ragusa e interessò una estensione di trecento ettari, che furono venduti o affittati a compagnie straniere. La Limmer, la Val de Travers, la Aveline inglesi, la Compagnie National per l’Esploration des Asphalte francese, la Compagnia Siciliana per l’Esplorazione dell’Asfalto palermitana (con capitali anche locali), la Kopp, la Wess & Freitag tedesche. Queste scavarono ed
estrassero, in cava o in galleria, esportando l’asfalto in tutto il mondo fino alla prima guerra mondiale. La guerra bloccò tutto.
Era il 1917 quando un’azienda romana, la A.B.C.D. (Asfalti, Bitumi, Catrami e Derivati) impiantò a Ragusa, alla Tabuna, una serie di forni, i gasogeni, per lavorare l’asfalto. Si estraeva dell’olio, lo si raffinava (negli stabilimenti di via Archimede, dove è oggi l’enorme palazzo Cocim), lo si trasformava per ottenere un prodotto finito, con alte rese economiche, che veniva esportato. La A.B.C.D., al di là dell’altissima importanza avuta per Ragusa, è da additare come uno dei primi esempi di industria con capitale almeno in parte statale. Nelle miniere e nelle cave si tornava a estrarre il minerale. Quelli furono anni fantastici. Migliaia di tonnellate di materiali estratto e centinaia di lavoratori impiegati.
Gli anni di Vann’Antò, che nelle sue poesie descrisse la dura vita dei minatori (O scuru vaiu, o scuru viegnu, o scuro fazzu u santu viagghiu).
A distinguersi fu sempre l’A.B.C.D., che in contrada Lusia impiantò un’incredibile attrezzatura, il Forno Roma. Un impianto che all’epoca era a dir poco all’avanguardia. Con un complesso ciclo lavorativo si passava dalla roccia asfaltica frantumata, alla benzina. Proprio così, alla benzina da trazione. Era il 1937 quando si completò la sua costruzione e si utilizzò, per i mezzi interni allo stabilimento, la benzina estratta dall’asfalto.



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