Domenica 15 Aprile – Area archeologica Parco Forza, Ispica


Scarica programma in PDF

Direttori: Gino Baglieri 338 8971381 e Angelo Tidona 393 6807920

Partenza: ore 08.30 dal Palazama
Rientro: nel tardo pomeriggio
Durata dell’escursione: un giorno intero

Equipaggiamento: zaino, scarpe da trekking, bastoncini

Mezzo di trasporto: auto propria o pullman
Tipologia del percorso: sentieri, trazzere
Difficoltà del percorso: T
Dislivello in metri: 100
Lunghezza del percorso in chilometri: 5\6
Tempo di percorrenza: intorno a 6 ore escluse le soste
Pasti: pranzo a sacco in un angolo della cava
Quota di partecipazione: contributo volontario 2 euro
Assicurazione per i non soci: 6 euro

L’Area Archeologica Parco Forza (Ispica) si raggiunge percorrendo la SS 115 e subito dopo la città di Ispica, a sinistra la SP 47 detta: la Barriera.
A destra, subito dopo l’imbocco della Barriera, visiteremo la Chiesetta bizantina e la Necropoli di San Giovanni. Sul lato destro, proprio sotto le rupi del Convento dei Carmelitani si estende la piccola Valle del Tuono, dove si trovano numerose tombe a tholos del bronzo medio e diverse catacombe del periodo tardo antico. Salendo verso lo sperone roccioso del Parco Forza si entra nell’abitato rupestre di Spaccaforno che si estendeva per qualche chilometro fino alla Pietra Grossa, un enorme masso caduto dai fianchi della cava. È impressionante il numero di grotte distribuite su un unico filare, utilizzate come abitazioni, come ripari per gli animali, come botteghe artigianali, come chiesette rupestri (San Gaetano, Sant’Agata, Santa Caterina, San Nicolò, Sant’Anna, San Sebastiano dove è stata impiantata, dopo il terremoto del 1693, una carcara per la produzione di calce), come necropoli (da quella del bronzo antico di Scalaricotta a tante altre del periodo romano e bizantino, alcune a carattere familiare come quella attorno al mulino ad acqua Tre Ladri poco prima del grande abbeveratoio).
La tortuosa strada della Barriera sale fino al parcheggio e all’ingresso del Parco Forza, situato dopo il vecchio macello e di fronte al quartiere ebraico (Cartidduni). Il nome dell’Area Archeologica Parco Forza deriva dal termine Fortilitium (usato la prima volta nel Censimento Aragonese del 1336), ossia piccola fortezza costruita nel periodo normanno sullo sperone roccioso a picco sulla valle e che è stata la dimora fortificata della famiglia Statella, titolare dello Stato di Spaccaforno fino al 1860.

Il territorio di Spaccaforno faceva parte della Contea di Modica. Nel 1426 Giovanni Bernardo Cabrera lo vende, per necessità, a Nicolò Speciale, viceré di Sicilia e nobile di Noto il quale cede successivamente terre e fortezza alla famiglia Caruso di Noto. Nel 1493 Isabella Caruso, sposando Francesco II, le porta in dote alla famiglia Statella.
La fortezza, difesa da strapiombi naturali, da una cinta muraria intervallata da torri circolari, da un fossato che si superava tramite un ponte levatoio, ospitava il Palazzo Marchionale (costruito dalla famiglia Caruso e ampliato dalla famiglia Statella) e la Chiesa dedicata alla Ss. Annunziata. La fortezza così come l’abitato rupestre di Spaccaforno, distrutti dal terremoto del 1693, saranno abbandonati e una nuova città (chiamata Ispica dal 1939) sorgerà sulla vicina collinetta della Calandra. Oggi della fortezza si possono visitare: parte del poderoso muro di fortificazione con alcune torri, il cortile del Palazzo Marchionale pavimentato con ciottoli, alcuni ambienti pavimentati con lastre d’asfalto e calcare e con piastrelle di cotto, diversi ambienti rupestri destinati ai servizi con cisterne e granai scavati nel piano roccioso, la scuderia costituita da un’enorme grotta con le mangiatoie ricavate nella roccia così come gli occhielli per legarvi gli animali e in una parete ancora leggibili graffiti equestri. Una scala, interamente intagliata nella roccia, collega la scuderia al palazzo. Nella parte centrale del Parco Forza, rivolto verso la cava, un tunnel di 50 metri a sezione rettangolare e fortemente inclinato, detto Centoscale, permetteva in caso di assedio, attraverso 280 gradini scavati nella roccia, di attingere l’acqua nel fondovalle direttamente dal greto del fiume. Non si sa da chi e quando quest’opera è stata realizzata.
A est della fortezza ci sono i resti della Chiesa della Vecchia Annunziata, costituita da un’ampia aula con abside rettangolare sopraelevata, due ingressi e numerose tombe scavate direttamente nella roccia. Pochi sono invece i resti, accanto alla chiesa, del monastero delle monache Benedettine.
Una delle più grandi grotte del parco è stata riutilizzata come Antiquarium, qui sono stati sistemati reperti, come ceramiche, oggetti di pietra e lapidi, rinvenuti nel sito e databili dall’età del bronzo al periodo rinascimentale. Interessanti sono due lapidi in calcare bianco recuperate nella Chiesa dell’Annunziata.
Nel lato ovest della fortezza si trova un ampio spazio, l’anfiteatro, utilizzato nei periodi estivi per spettacoli pubblici e da dove si ha una bella vista sulla cava.
Dopo la visita alla fortezza, dal parcheggio, scenderemo fino al fondovalle per il pranzo. Nel primo pomeriggio visiteremo la Chiesa rupestre di S. Maria della Cava, in parte distrutta dal terremoto. Oggi rimane solo l’abside chiusa da una grande parete dove sono state inchiodate numerose lapidi. Nell’interno sono ancora visibili tracce di affreschi sovrapposti nel corso dei secoli, molti sono del periodo bizantino. In origine la chiesa era a croce latina a una sola navata. Nelle due cappelle laterali c’erano la statua del Cristo alla Colonna a sinistra e quella della Madonna Assunta a destra. L’altare maggiore, intagliato nella roccia, è riccamente decorato. A centro, sopra l’altare, c’è una nicchia con l’immagine dipinta della Madonna con il Bambino che regge un modellino di castello: probabilmente il fortilizio. Alla base della nicchia c’è dipinta una processione di Santi (S. Giovanni, S. Andrea, S. Paolo, S. Luca, S. Domenico, S. Francesco) che rendono omaggio al Cristo alla Colonna. Nella parete a destra destra della nicchia c’è dipinta l’immagine del Crocefisso e di San Francesco in preghiera, a sinistra quella di Sant’Ilarione.
Non distante dalla chiesa rupestre, difficile da individuare, ci sono i resti di una conceria con diverse vasche scavate nel pavimento per la lavorazione delle pelli.
Percorrendo il fondovalle verso l’interno per 300 metri, invaso da una quantità enorme di detriti e di massi trascinati dalla forza delle acque piovane, si arriva davanti ad una parete, in parte crollata ma dove rimangono numerose tracce di tombe della necropoli sicula. La valle è percorribile fino alla Pietra Grossa che segnava il limite occidentale dell’antico abitato di Spaccaforno.
Prima di lasciare l’Area Archeologica Parco Forza è interessante una visita alla grande Catacomba di San Marco che si raggiunge percorrendo per circa due chilometri la SP 50 Ispica-Bufali-Marza. La catacomba è costituita da un ampio vestibolo dal quale si dipartono due corridoi, quello più lungo (45 metri) contiene più di 250 fosse terragne e ad arcosolio. Il corridoio, nella parte terminale, si allarga a formare un’ampia sala illuminata da tre lucernari al centro della quale si stagliano due tombe a baldacchino.

 

img52

img51



torna su