• Treno trekking

Sabato 14 Aprile Ragusa – Donnafugata


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Direttori: Fabio Sgarioto 328 3377775 e Giancarlo Parrino

Appuntamento: ore 8.00 parcheggio superm. Eurospar via Fieramosca (strada x S. Croce)
Rientro: ore 17,55
Durata dell’escursione: 1 giorno
Equipaggiamento: zaino, scarpe da trekking, bastoncini (facoltativi) mantellina para pioggia
Mezzo di trasporto: treno
Tipologia del percorso e tracciato: in linea su strade urbane di Ragusa, sentieri, carrarecce
Difficoltà del percorso: EE (per la lunghezza)
Dislivello totale in metri: 303 in salita, 526 in discesa
Altitudine in metri sul livello del mare: quota alla partenza 525, quota massima 637, all’arrivo 289
Lunghezza del percorso in chilometri: 17,5
Tempo di percorrenza in ore: 7 ore oltre le soste
Guadi da attraversare: no, possibili pozzanghere
Pasti: pranzo a sacco, sarà effettuata una breve sosta in una masseria per una degustazione di salsiccia arrostita (solo salsiccia). Portare pane, vino e quant’altro per il pranzo.
Numero massimo dei partecipanti: 25
Quota di partecipazione: 4,50 € che comprende contributo volontario e biglietto treno. La quota non comprende: qualche euro per la quota salsicciata, la visita al castello e al parco che è facoltativa: costo 3€ anziché 6€, aperto dalle 14,30 alle 16,00 (Il biglietto è scontato del 50% perché si ha diritto alla riduzione in quanto si ritorna a Ragusa utilizzando il treno)
Eventuali non soci devono attivare l’assicurazione in tempo utile, costo 6 €.

Programma dettagliato dell’escursione

Dopo il raduno gli autisti lasceranno qualche macchina alla stazione ferroviaria di Ragusa al fine di evitare il trekking nel tratto urbano. Appena torneranno gli autisti inizia l’escursione da via Africa che ci consente di uscire dalla città percorrendo carrarecce di campagna. Successivamente percorreremo strade vicinali sino a raggiungere contrada Tresauro e contrada Pigno che lambisce la ferrovia con un paesaggio degno dei migliori plastici ferroviari. Dopo la pausa pranzo si riprende il cammino con una breve salita che ci consente di raggiungere la stradina che ci porta direttamente al castello di Donnafugata passando per l’omonimo ipogeo. Raggiunti Donnafugata faremo una breve visita al castello e al parco. Alle 16,50 ci avvieremo verso la stazione che dista circa 800 metri dove alle 17,30 prenderemo il treno che ci riporterà a Ragusa.

Il castello

Circondato dai colori del paesaggio siciliano, dal quale si possono facilmente osservare la spiaggia di Punta Secca, Scoglitti, Gela, Licata e le valli agrigentine, sorge all’apice di Ragusa il Castello di Donnafugata. Come ogni castello custode di segreti e leggende, anche le mura di questa antica dimora sono state testimoni di storie e amori, ancora celati tra i corridoi lussuosi della tenuta ragusana. Il suntuoso edificio, impropriamente definito castello, fu quella che veniva definita “una casa di villeggiatura” di antichi nobili siciliani. L’architettura eclettica, la sua imponenza in quella che fu la Piazza Maggiore dell’antica Ragusa, lo sfarzo, la suntuosità dei 144 vani e le numerose storie narrate in suo conto hanno portato il fascino della dimora ad accrescersi nel tempo.

Il termine “Donnafugata” ha origini antiche. Si narra provenisse dal termine arabo “Ayn Al-Sihhat”, che significava “Fonte della Salute”, poiché antiche fonti narravano la presenza di una sorgente nota nei pressi della tenuta. Il termine poi, a causa delle leggende in suo conto, venne evoluto in “Donnafugata” derivante dal termine in dialetto siciliano “Ronna Fuata”, che va a significare “Donna in Fuga” o “Donna Fuggita”. La storia di Donnafugata inizia negli anni in cui i Saraceni invasero le coste Meridionali, imponendosi nella cultura e nella storia del Mezzogiorno. In quei secoli solevano costruire torri e fortezze in punti ritenuti strategicamente importanti. Nel 1093 dopo la sconfitta degli Arabi da parte dei Normanni la località divenne il “Feudo di Donnafugata”. Nel XIV secolo il Conte di Ragusa Manfredi Chiaromonte volle la costruzione di un modesto castello nei pressi dell’omonimo feudo. Un’antica leggenda narrata dai più anziani, arriva ai giorni nostri. Il popolo vuole come protagonista Bianca di Navarra, che dopo la morte di Martino I d’Aragona divenne regina reggente. Il vecchio Conte Bernardo Cabrera di Ragusa si innamorò perdutamente della regina, a tal punto di chiederle di sposarlo. Al rifiuto della giovane regina Cabrera reagì catturandola e rinchiudendola tra le mura di Donnafugata. Bianca di Navarra, aiutata dalla servitù, una notte riuscì a fuggire (da qui l’appellativo “Donna in Fuga”). Uno dei lunghi corridoi del castello portò la giovane regina ad una via di fuga. Per raggiungere la salvezza arrivò al mare, dove si immerse seminuda nelle acque gelide riuscendo a sfuggire dalle grinfie del vecchio pretendente. Storia e leggenda si fondono tra le mura dell’antico castello. Nel 1648 la proprietà di Donnafugata passò da Guglielmo Bellio di Cabrera al barone Arezzo. Nel 1800 la tenuta raggiunse il suo massimo splendore. Corrado Arezzo, personalità ecclettica, rianimò la vecchia tenuta. Grande personalità politica del panorama siciliano del secolo, le sue grandi doti intellettuali e artistiche e i suoi variegati interessi culturali travolsero l’intera Donnafugata, che raggiunse quell’aurea di regalità per cui oggi è nota. Il castello ragusano assistette in questo periodo ad una altrettanto nota storia d’amore che ebbe come protagonista Clementina Paternò Arezzo, nipote di Corrado Arezzo. Durante una visita al barone, il visconte francese Gaetano Combes Lestrade si innamorò ricambiato di Clementina. I due innamorati fecero la nota “fuitina” imbarcandosi dalla spiaggia di Punta Secca. Raggiunti dalle guardie del barone, i fuggiaschi furono riportati al Castello dove furono celebrate le altrettanto note nozze riparatrici. Anche da questa vicenda (o meglio da questa “fuitina”), attestata storicamente a differenza della prima leggenda, si fa derivare il nome “Donnafugata”. I due nobili, nonostante i loro continui spostamenti per l’Europa, passarono gran parte della loro vita al castello. Dal loro amore nacque Clara Combes Lestrade che sposò il Conte di Testasecca. Sarà loro figlio, il Conte Gaetano di Testasecca, nel 1982 a vendere al comune di Ragusa la leggendaria dimora.

Dopo numerosi lavori di ristrutturazione oggi Donnafugata riflette ancora il suo originario splendore. Avvolta nel silenzio della campagna e baciata dai raggi del caldo sole siciliano, sembra ancora nascondere tante storie e leggende. Come qualsiasi castello che si rispetti conserva un alone di mistero e un fascino antico. E le storie che narrano le sue mura ancora attraggono e seducono il popolo, quasi incantato dalla bellezza di una dimora così antica che parla di tempi lontani, nei quali i giovani erano ancora disposti ad ascoltare e tramandare racconti “cunti” e vecchie storie del passato.

La ferrovia

La tratta ferroviaria ragusana è, in termini strutturali e progettistici, una mastodontica opera di ingegneria. I progettisti sembra abbiano preso spunto dalla ferrovia del Gottardo, in particolare ai tornanti di Wassen in Svizzera, con un percorso esattamente elicoidale, per vincere i forti dislivelli del territorio ibleo. Si racconta che l’ingegnere inglese che si occupò della direzione dei lavori arrivò addirittura al suicidio nel timore che i suoi calcoli per le gallerie elicoidali fossero stati eseguiti scorrettamente. Il 18 giugno 1893 vi transitò il primo treno. In quella data fu inaugurata la tratta Comiso-Modica, parte del lungo tratto di 264 km che circumnaviga tutta la parte a sud della Sicilia la cui costruzione, a partire dal 1886 avvenne per tappe. La parte fra Modica e Ragusa fu proprio la più difficile e complicata da costruire e solo il 19 aprile del 1896 la prima locomotiva in servizio effettivo giunse a Ragusa. A causa dell’orografia accidentatissima della zona la ferrovia da Siracusa, dopo aver passato le stazioni di Pozzallo e Ispica, si dirige a nord infilandosi in uno stretto vallone roccioso in cui si trova Scicli e la sua stazione. A mezzacosta, grazie a gallerie e ponti, il binario serpeggia da un lato all’altro del vallone che in certi punti assume le caratteristiche di un vero e proprio canyon americano; dirigendosi verso nord la linea giunge a Modica con un’ampia curva passando, poco prima di entrare in stazione, sotto l’imponente viadotto Guerrieri della SS 115. Ripartito da Modica, il treno s’infila in una lunga galleria che sottopassa la città sbucando in un vallone parallelo a quello percorso prima dalla ferrovia. Qui la linea prosegue ancora verso nord lungo il corso del fiume Irminio, che sovrappassa con un ponte metallico poco prima della stazione di Ragusa Ibla. La stazione di Ibla è dotata di torre acqua e ampio scalo perché qui stazionavano le locomotive da aggiungere per la spinta in coda ai treni pesanti in salita verso Ragusa superiore. Poco dopo aver lasciato Ibla, il binario piega decisamente verso ovest fino a compiere una curva di 180° e in direzione sud fino ad infilarsi in una galleria sotto la rupe che sostiene la città barocca. L’uscita di questa lunga galleria in curva e forte salita è appena sotto Ragusa, in una stretta gola dominata dalle case della città. Appena uscito, il treno passa sotto una brevissima galleria con portali in roccia viva infilandosi poi nuovamente in un’altra lunga galleria in curva e salita che con un elicoide, in parte all’aperto, porta i binari alla quota della città (515 m. s.l.m.). Il percorso all’aperto di questo tornante permette una vista impareggiabile su tutta la città antica, che “assiste” al passaggio dei treni sul tornante come in una ripresa cinematografica. Con una ulteriore curva la linea si riporta ancora in direzione nord e giunge finalmente alla Stazione di Ragusa Superiore. Lo scalo ragusano disponeva di un ampio scalo merci (recentemente soppresso) e di due soli binari per il traffico passeggeri. Tutta la stazione è posizionata leggermente in curva. La linea per Canicattì prosegue da qui ancora con una curva che riporta i treni verso sud e poi verso ovest dove, sempre a binario unico, prosegue con andamento più tranquillo verso contrada Genisi, il Castello di Donnafugata e Comiso.

 



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