Il Romitorio



La Cava


   La Cava della Misericordia è percorsa dal torrente Ciaramite, che taglia il tavolato ibleo da ovest ad est affluendo nel fiume Irminio. Posta a poca distanza dalla città di Ragusa presenta interessanti caratteristiche sul versante naturalistico: pareti verticali, piccole sorgenti, terrazze fluviali, erosioni carsiche (grotte del Gigante e dei Rovi) a cui si sommano le tracce che testimoniano un’attività antropica che si è estesa per secoli fino ai nostri giorni. Nella parte alta è presente la chiesetta di s. Elia (santu Liu) a cui ci si rivolgeva per ottenere la pioggia. Nella parte centrale i resti dell’eremitorio di nostra Signora della Misericordia. Nella parte bassa la cava Celone ospita un grande cimitero ipogeo, di epoca bizantina. Sparsi lungo il torrente vi erano numerosi mulini di cui sono ancora riconoscibili i sistemi di canalizzazione dell’acqua. Numerosi muri a secco, tipici dell’altopiano ibleo, delimitano gli appezzamenti (“ciuse”) ed i terrazzamenti (“lenze”)  ormai inselvatichiti. Abbandonata a seguito del mutamento delle condizioni di vita, la vegetazione ha ripreso il sopravvento formando una suggestiva commistione. Da qualche anno l’Azienda Forestale ha cominciato alcune opere di rimboschimento.

    La flora è rappresentata da salici, pioppi, carrubbi,  ed essenze di rimboschimento. Nelle pareti e sui pendii crescono le tipiche piante aromatiche come nepetella (“nièpita”), cappero (“ciappiru”), menta d’acqua (“mintastra”), origano (“arifunu”) e piante arbustive della macchia mediterranea come palma nana (“scupazza”), alaterno (“lantiernu”) e terebinto. Riguardo alla fauna, sono presenti conigli selvatici, volpi, numerose specie di uccelli (taccole, falchi pellegrini, poiane, gheppi) rettili quale il bellissimo e raro colubro leopardino (“scursuni i ranatu”). Aleggia la presenza della mitica “Culovra”, sempre presente, con accenti epico-terrifici, nei racconti popolari dei nostri nonni.


La Nostra Casa



    Il settecentesco Eremitorio di nostra Signora della Misericordia, era ridotto in uno stato molto precario. E’ stato restaurato dalla Sovrintendenza e ceduto in uso dalla Forestale al CAI di Ragusa. Secondo la vulgata popolare pare che nel Romitorio vivessero alcuni monaci, o presunti tali, il cui stile di vita non era propriamente spirituale. Verosimilmente la «cattiva nomea» del Romitorio è dovuta a quanto effettivamente successo il 26 settembre del 1730 e cioè del rocambolesco omicidio di un contadino da parte dell'eremita fra Pasquale Lo Iacono alias ‘Panaro’ “cum ictu sclopi tempore noctis” ( …con tiro di schioppo in tempo di notte).

    Attualmente è il rifugio della nostra Sezione e si sta cercando di portare avanti un processo di riqualificazione sia dell’immobile che dei percorsi della cava anche in un’ottica di condivisione dello stesso con coloro che fossero interessati ad una esperienza in un contesto molto particolare e per di più vicino a Ibla, patrimonio mondiale dell'umanità.